Riuscire a spaziare tra gli ingredienti in cucina è un’arma vincente, così come nel caso delle tecniche di cottura. L’olio di cocco è un’ottima risorsa perché ha un punto di fumo che arriva a temperature incredibili, cambiando così anche i risultati della preparazione.
Nel momento in cui parliamo dell’olio di cocco, infatti, è necessario tenere bene in mente che facciamo riferimento a un grasso vegetale che viene ottenuto a partire da un seme, in particolare dall’endosperma della palma da noce, comunemente chiamato noce di cocco.

Inoltre, ha dei benefici che bisogna tenere molto bene in mente, in quanto si tratta di un alimento spesso consigliato per coloro che hanno problemi di diabete o altre malattie croniche come quelle cardiache, così come per chi è affetto da morbo di Crohn e non solo. È consigliato anche per chi ha problemi alla tiroide, in quanto viene considerato un alimento in grado di supportare il funzionamento del sistema immunitario.
Non a caso, uno dei suoi punti di forza è rappresentato proprio dalla composizione: è ricco di grassi saturi e viene spesso associato a benefici per cuore, pelle e sistema immunitario.
Cucinare con l’olio di cocco, perché conviene?
La risposta a questa domanda può dipendere da numerosi fattori. Iniziamo subito dicendo che uno dei suoi punti di forza è rappresentato, senza ombra di dubbio, dal valore nutrizionale. Le varie ricerche scientifiche condotte negli anni hanno permesso di dimostrare che l’olio di cocco apporta circa 900 kcal sotto forma di lipidi per 100 grammi: in questo caso si dividono tra 86,8 g di grassi saturi, 6,25 g di grassi monoinsaturi sotto forma di acido oleico, 0,5 g di zuccheri e 0,3 g di proteine. Ciò che importa davvero, però, è consumarlo con la dovuta moderazione, alternandolo ad altri grassi, come nel caso dell’olio di semi o dell’olio d’oliva, se vogliamo evitare fastidiose conseguenze.
Il punto di fumo è quello che cambia la tecnica di cottura
Come indicato precedentemente, dunque, l’olio di cocco ha una lunga serie di vantaggi da non sottovalutare e uno di questi, senza ombra di dubbio, è rappresentato dal punto di fumo. Tenendo conto del fatto che, nel momento in cui parliamo di punto di fumo, facciamo riferimento alla temperatura critica alla quale il grasso dell’olio (o del burro) comincia a decomporsi, a bruciare e a fumare, ciò che davvero importa riguarda le sostanze potenzialmente irritanti e tossiche che sprigiona, come nel caso dell’acroleina.
Da questo punto di vista, l’olio di cocco sembrerebbe essere molto resistente, motivo per cui viene utilizzato per le fritture ma anche per cuocere patate dolci e carote, oppure semplicemente per saltare in padella in qualità di sostituto del burro.
Non a caso, il punto di fumo arriva intorno ai 175-178 gradi. Si scioglie facilmente ed è ricco di acido laurico. Questo ti permetterà di cuocere gli alimenti in meno tempo e soprattutto di ottenere un effetto dorato, in grado di cambiare la struttura e la resa tecnica del tuo piatto.





